La mia testimonianza sul Corso Prematrimoniale al Sacro Cuore di Eboli

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Alla serata conclusiva del percorso prematrimoniale mi è stato chiesto di scrivere un articolo nel quale descrivere la mia esperienza al corso, i miei spunti di riflessione sugli incontri e la mia opinione su quanto ascoltato ed appreso. Non nascondo che la richiesta mi è giunta a sorpresa ma che, nonostante ciò, la accolgo con grande entusiasmo e spero che queste mie personali considerazioni possano aiutare chi si sta apprestando o si appresterà molto presto al bellissimo cammino verso il matrimonio. Il primo giorno del corso non sapevo cosa aspettarmi, o meglio, immaginavo senza dubbio le tematiche da dover affrontare, ma in cuor mio, non sapevo quanto queste avrebbero punzecchiato la mia coscienza conferendomi nuovi spunti di riflessioni. Spesso capita di confrontarsi tra amici ma la vastità dei temi è tale che, a tanti interrogativi, irrimediabilmente ci si lascia una porta aperta nella coscienza nell’attesa che arrivi prima o poi una risposta a colmare il vuoto. Devo ammettere che alla fine di questo corso, ho capito che incontrare persone preparate e pronte a condividere la propria esperienza con gli altri, è davvero difficile e raro e le loro conoscenze, evidentemente, rendono minime le nostre, che nel mezzo del nostro percorso abbiamo ancora un bel po’ di strada da fare, come è giusto che sia d’altronde. Di una cosa sono sicura: ogni parola ascoltata mi ha fatto fare un passo indietro, non nella consapevolezza di aver sbagliato nella vita, ma nella necessaria responsabilità nel quale ognuno di noi è chiamato a fermarsi un istante nello scorrere della propria vita e a tentare di capire il senso delle cose che sta facendo. Spesse volte nella mia vita mi sono allontanata da quella “Fede” che credevo potesse essere professata a modo mio e con i miei tempi, per poi ritrovarmi ad un tratto inevitabilmente a fare due conti con me stessa e con un cuore povero di serenità e di gioia. Mi rendo conto che tutti siamo diversi ed abbiamo sensibilità ed approcci all’esistenza unici ed individuali ma, nel mio caso, la strada verso la serenità non sarei riuscita mai a percorrerla se in quel cuore gracile non avessi fatto entrare Dio. Se si ha una simile predisposizione, allora anche un corso prematrimoniale può trasformarsi in un’occasione importante, non certo per consegnare un attestato alla Curia, ma per conoscere meglio se stessi e tornare ad apprezzare la persona che Dio ci ha voluto donare. La realtà che ci circonda non è, mi duole ammetterlo, una delle più facili e i ragazzi della mia generazione sanno le mille difficoltà che ci attanagliano e quanto queste cozzino maledettamente con una cultura professata a cui si vorrebbe tendere con il cuore.”Io” messi al centro di un’esistenza molto confusa, dove trovare un’identità è complicato e dove tutto appare spesso come non è; indottrinati da falsi miti, miseramente ci convinciamo di aver fatto molti passi avanti per poi scoprire di essere sempre allo stesso chilometro. Noi, giovani sposi che ci apprestiamo a diventare mogli e mariti e magari presto anche genitori, genuinamente impreparati all’evolversi della vita e svuotati da ogni minima certezza della stessa, veniamo tacciati di essere ”coraggiosi”, perché sfidiamo i tempi attuali e corriamo contro corrente. Ed allora dico che se essere coraggiosi significa capire la grandiosità dell’amore e la preziosità che ne deriva donandosi totalmente ad un’altra persona, allora io sono fiera di esserlo, allora sono fiera di correre davanti a Dio e di amare con Lui e con il Suo aiuto la persona fantastica che è al mio fianco. Sono consapevole che amare non significa solo sentire le farfalle nello stomaco ma che, al contrario, saranno tante le occasioni in cui le difficoltà mi porteranno a sbagliare e a cadere mille e più volte, ma allo stesso modo, sono altresì sicura che con l’aiuto di Dio saprò rialzarmi ed imparare a scrivere nuove pagine della nostra vita insieme. Se l’amore è la preghiera che può avvicinarci a Dio, io non voglio perdere nemmeno un istante nel donare tutta me stessa perché se è vero che ci sono cose che occorre imparare e di cui occorre fare esperienza, è pur vero che ci sono anche cose che già esistono in noi, che già percepiamo inconsciamente nel nostro cuore e che spetta solo a noi portare alla luce per dare un senso alla nostra vita. Ed allora non ci sarà nemmeno più bisogno di andare alla ricerca di serenità e di felicità perché sapremo condividere il nostro “io” e con tale gesto troveremo tutte le risposte necessarie per poter crescere insieme. Dopo questo corso, mi guardo al mio fianco e mi sento davvero fortunata perché grazie alle persone che ho incontrato, che ringrazio tutte, ho capito che non tutto è scontato nella vita, che niente succede per caso e che la pazienza e la speranza dovrebbero sempre intrecciarsi indissolubilmente nella trama della nostra esistenza. Mi piacerebbe concludere con un piccolo aneddoto personale. Quando avevo 14 anni, mia nonna mi confessò che in tutta la sua vita non avrebbe potuto amare che il nonno e che lo avrebbe continuato a fare anche se lui l’avesse tradita. Confesso che, a tale affermazione, restai di stucco ma soprattutto il mio giovane ed orgoglioso femminismo, mi fece rabbrividire di fronte ad un amore talmente sconfinato ed in grado di perdonare un tradimento. Certo, i tempi di mia nonna erano molto diversi da quelli nostri ma oggi, con il doppio degli anni, vedo quell’amore da tutt’altro punto di vista. Pur continuando a non condividere come giusto e lecito il tradimento di entrambi i coniugi, mi rendo conto che mia nonna, nella sua ignoranza culturale e nella sua, se così si può chiamare “sottomissione”, era stata una delle poche donne che, salendo sull’altare, aveva compreso il vero significato del sacramento del matrimonio, aveva compreso che questo significa spesso anche abbracciare il crocifisso e il significato che gli appartiene. Mia nonna non ha mai esitato in nessun modo ad amare ed è questo che l’ha sempre resa meravigliosamente unica. Purtroppo la vita le ha portato via il nonno molto presto lasciandola sola per altri 17 anni. Da nipote, non ricordo un solo momento in cui lei abbia fatto sentire l’assenza del nonno e non c’è stato un solo suo sorriso non accompagnato da un pizzico di nostalgia derivato dall’impossibilità di poterlo condividere con il suo amato. Loro sono il mio modello e prego Dio di darmi tutta la forza necessaria affinché possa amare e rendere felice il mio futuro marito come mia nonna ha fatto con il nonno.


Cristina Capaccio

31/05/2016 | 03:31:08


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