I Fucanoj di San Giuseppe in Eboli

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Foto di Paolo Garofalo.


In una Eboli alla ricerca delle proprie radici e folclori del passato, si rafforzano ultimamente alcune antiche tradizioni. Fino ad alcuni decenni fa era ancora viva l’usanza di preparare i falò di San Giuseppe, che ormai lasciata dagli adulti nelle mani dei ragazzi stava per scomparire lentamente. Ma ultimamente in una città in fermento culturale tra associazioni e comitati di quartiere, stanno finalmente rivivendo di nuovo queste attività popolari, a quanto pare molto gradite dalle nuove generazioni visto il numero di persone che vi partecipano. Il 19 marzo, subito dopo la processione di San Giuseppe che parte dalla chiesa di S. Maria della Pietà, guidata dal parroco don Michele Marra, si accendono in tutta Eboli i falò di San Giuseppe detti in dialetto “fucanoj”. A Eboli si chiamano Fucanoj e non Fucanoli, termine della vicina Campagna. Questa tradizione mette in competizione le zone rurali, vari rioni e anche zone abbastanza centrali di Eboli, nel costruire il “fucanoje” più grande e anche più originale. Attorno ai falò si organizzano mostre e spettacoli con balli folcloristici, e naturalmente non mancano le famose zeppole di San Giuseppe e altre ricette culinarie locali molto apprezzate dai presenti, che attorno al fucanoje mangiano e ballano festosi dando l’addio all’inverno e salutando l’arrivo della primavera. Uno dei più grandi e antichi fucanoj in Eboli è sicuramente quello di piazza Borgo, che attira tantissimi visitatori, organizzato dall’Associazione “Porta Borgo“ del presidente Damiano Trovato. Questa sera come gli altri anni sarà certamente una grande attrazione, visto il grande lavoro profuso. Con i fucanoj viene anche bruciato un fantoccio, che simboleggia l'inverno con l’auspicio di buoni e ricchi raccolti con l'arrivo della primavera. Il rito potrebbe risalire all'antico popolo dei Liguri, in occasione del particolare momento astronomico dell'equinozio, poi la tradizione pagana si fuse con quella cristiana celtico-irlandese dei monaci di San Colombano, giunti in epoca longobarda.


Paolo Sgroia

19/03/2016 | 13:44:01


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